
Nel 1958, durante un’intervista con Oriana Fallaci, Coco Chanel esprimeva con passione la sua visione della moda, sottolineando l’importanza dell’abbigliamento funzionale. «Quando lo capiranno, i miei geniali colleghi, che le maniche servono per infilarci le braccia, le tasche per infilarci le mani, i bottoni per abbottonare e le cinture per stringere?», affermava Chanel, evidenziando la necessità di un approccio pratico e sensato al vestire.
Il concetto di moda e libertà di espressione
In quell’epoca, il concetto di prêt-à-porter era ancora in fase embrionale, ma la libertà di espressione attraverso la moda era già un tema centrale. Le parole di Fallaci, riportate nel suo libro Processo alla minigonna, riflettevano un’epoca di cambiamento: «Ora sapete chi sono e come la pensano: ognuno in modo diverso. Siate sofisticate. No, siate semplici. Vestitevi di nero. No, vestitevi di rosso… Siate sottili. No, siate normali. La conclusione più logica, quindi, è la seguente: vestitevi, care signore, come vi pare». Queste affermazioni racchiudono la complessità e la varietà delle scelte stilistiche, invitando le donne a esprimere la propria individualità.
Stile e individualismo nella moda
Il legame tra stile e individualismo si manifesta chiaramente nell’interpretazione di outfit da parte della top model Kasia Struss, che indossa creazioni di stilisti rinomati, spaziando da trench a trasparenze, da blazer a chiffon, abbinando zeppe e gioielli. Questo connubio non solo celebra la moda, ma risponde anche a un’armonia naturale, come dimostrano le affinità tra gemme e diamanti e i colori dei pianeti o dei laghi smeraldini.
Esplorazione dell’eleganza innata
Un’ulteriore esplorazione dell’eleganza innata si trova nei recenti volumi dedicati ai grandi nomi della moda. Dai profili delle silhouette iconiche di Dior alla biografia di Karl Lagerfeld, il mondo della moda continua a rivelare storie affascinanti. Un esempio emblematico è il ribelle stilista Leigh Bowery, noto per il suo stile audace e per essere stato una figura centrale nei club londinesi degli anni Ottanta. Il suo dress code? «Vestiti come se la tua vita dipendesse da questo».
La moda come arte
La storia della moda è costellata di eventi significativi, e uno dei più memorabili è l’esposizione Théâtre de la Mode, tenutasi nel 1945 presso il Musée des Arts Décoratifs di Parigi. In un periodo di rinascita postbellica, questo evento attirò circa 100mila visitatori, sostituendo i tradizionali manichini con bambole vestite da stilisti di fama come Christian Dior, Pierre Balmain ed Elsa Schiaparelli. Trentatré gioiellieri, tra cui Cartier e Van Cleef & Arpels, contribuirono con accessori per queste creazioni, mentre Hermès fornì borse e guanti. Oggi, a ottant’anni di distanza, il museo ospita una nuova esposizione che esplora il dialogo tra moda e arte, offrendo un’opportunità unica per scoprire capi straordinari e le loro connessioni con opere d’arte e arredi.
Moda e benessere personale
La moda, quindi, non è solo un gioco superficiale, ma un mezzo potente di espressione personale e di benessere. La scelta di un abito o di un colore può influenzare il nostro stato d’animo, portando a una sensazione di felicità immediata. Questo fenomeno ha dato vita all’espressione Dopamine Dressing, che si riferisce al rilascio di endorfine attraverso la moda, come spiegato dalla psicologa Karen Pine nel suo libro Mind What You Wear: The Psychology of Fashion. I look indossati da Kasia Struss e gli accessori di tendenza possono ispirare un’esperienza trasformativa, in cui il benessere si traduce in stile.